Nepal

Un tuffo nella storia, un viaggio alla ricerca di me.
In un paese dove tutto sembra precario e sono ancora visibili le ferite del terremoto, affronto la parte più difficile e magica del mio viaggio.

Prima del partire per il mio viaggio molti mi dicevano “Non programmare tutto, follow the flow”. Segui il flusso degli eventi, lasciati trasportare.

Dopo la Thailandia avrei dovuto prendere una barca, navigare per due giorni il Mekong e raggiungere il Laos per poi proseguire verso il Vietnam. Avevo persino cercato una guida sul Laos; il Nepal non era certo fra i miei programmi. E invece…

Mi sono trovata così su un aereo per Kathmandu insieme a Gawan, un ragazzo conosciuto nel monastero in Thailandia. Le nostre strade per vari motivi si sono separate sin dai primi giorni e io mi sono trovata da sola nel paese più povero in cui fossi mai stata, la Thailandia a confronto sembrava un paese occidentale.

Il Nepal è quello stato dove la bandiera è l’unica al mondo a non avere forma quadrangolare e dove il fuso orario è in 15 minuti e non in ore. Dove non è scontato avere una doccia calda o la carta igienica in bagno e dove per attraversare la strada bisogna avere coraggio.
Ma il Nepal è anche quel paese dove trovi fiori per terra davanti alle porte come auspicio di buona fortuna e dove alzando il naso in una giornata limpida puoi ammirare montagne alte oltre 8000m.

Ottobre 2018 – Patan, Nepal

Il mio quasi mese in Nepal non è stato semplicissimo. Ho affrontato un trekking col mal di pancia e dormito in posti tutt’altro che confortevoli. Ho parlato con uomini che mi approcciavano proprio perché sono donna e non perchè volessero aiutarmi davvero. Ho viaggiato da sola su autobus trasandati e affollati senza sapere bene dove fossero diretti, fidandomi delle loro indicazioni e sopratutto degli autisti. Perché quelle strade di montagna sono pericolose e precarie, ma per loro sono la vita.
Volevo conoscere meglio il buddhismo tibetano e invece ho scoperto l’induismo con la fortuna di essere lí proprio nel periodo del Dashain Festival.

E ho visto corpi bruciare durante le cremazioni e nello stesso luogo persone cantare e ballare.
Ho mangiato con le mani il Dal Bhat, il loro piatto tipico tutti i giorni uguale, ma così ricco di sapori.
Ho visto l’università, e mentre a me sembrava un luogo abbandonato a se stesso, per la mia guida Goma era un luogo di speranza e futuro.
Sono rimasta affascinata dalla vita lenta e faticosa delle campagne e da come basta una corda che si appoggia sulla fronte per portare sulla schiena piegata, carichi di ogni peso e dimensione, non importa se sia un sentiero di montagna o un vicolo di Kathmandu. Una corda, ma anche tanta forza di volontà.
Namasté Nepal, è stato difficile, intenso ed emozionante fino all’ultimo, ma non posso che ringraziarti per quello che mi hai insegnato.

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